Archivio Mensile: agosto 2006

Il Teatro nei Cortili: IL VENTAGLIO

IL VENTAGLIO
è il titolo di una commedia di Carlo Goldoni, messa in scena nel chiosco di Sant’Eufemia, dalla compagnia di teatro amatoriale <Lavanteatro> con la regia di Renato Baldi.   Una bella serata, piacevole e divertente come era nelle premesse visti i pareri della critica espressi sulla stampa locale.  Alcuni personaggi su tutti, Giannina (la villana/contadina), Crespino (il ciabattino di lei innamorato), ed il Conte di Rocca Marina (che si atteggia ad uomo titolato, ma che in realtà è poco considerato), tutti interpretati da attori calati interamente nel parte.  Sotto riporto il dettaglio tecnico ripreso dal sito della compagnia stessa.

<<Scritta in italiano nel periodo del soggiorno francese di Goldoni, la commedia fu impostata per essere seguita e compresa da un pubblico straniero, quindi giocata sulla convenzione teatrale, il gesto e l’azione più che il linguaggio. Da qui l’idea della regia di fondere l’esigenza espressiva del Goldoni, che proponeva il suo lavoro ad un pubblico Francese, a quella di oggi di voler presentare una commedia agile e festosa ad un pubblico che, oltre a godere del ritmo e dell’azione teatrale, può e vuole godere anche dell’espressione verbale: personaggi e parole, popolani che usano il loro dialetto veneto e nobili e borghesi che si esprimono in lingua italiana.
Al centro della scena non c’è un personaggio ma un oggetto, un ventaglio che, cadendo e rompendosi, scatena una serie di equivoci, gelosie, sospetti, maldicenze.
Da questo stupido e banale evento, la normale e monotona vita del villaggio si scatena e si trasforma in teatro, comicità, risata. Evaristo e Candida hanno l’occasione per manifestare il loro reciproco amore, contrastato da equivoci e pettegolezzi, il Barone, con l’aiuto di un vanaglorioso e buffo Conte, tenta un improbabile avvicinamento amoroso a Candida, Crespino e Giannina, innamorati, sono contrastati nella loro volontà di matrimonio da un burbero fratello di lei, Moracchio, che la vorrebbe in sposa all’amico oste Coronato.
Per Goldoni, si sa, il lieto fine è scontato. >>

Niente di vero tranne gli occhi

Dopo il successo di Io uccido, Giorgio Faletti prosegue la sua avventura di scrittore con un nuovo thriller ambientato a New York, una storia costellata di delitti, brividi e misteri che non lascia ai lettori un attimo di respiro.           
Tutto ha inizio con il macabro e teatrale assassinio di Jerry Kho, un pittore d’avanguardia che trae ispirazione dalle sue perversioni e dagli effetti della droga, ucciso nel suo atelier subito dopo la creazione dell’ultima opera, realizzata con la personale tecnica che sfrutta il movimento sulla tela dei corpi (il suo e quello di una modella) cosparsi di vernice fresca.     Dopo averlo colpito, l’assassino ricompone il cadavere della vittima come quello di Linus, celebre personaggio dei fumetti, con tanto di dito in bocca e l’immancabile coperta premuta sull’orecchio, e lascia un messaggio cifrato che indica in Lucy il suo prossimo bersaglio.          Scattano subito le indagini: Jerry Kho è infatti lo pseudonimo di Gerald Marsalis, figlio del potente sindaco di New York, Christopher Marsalis, che chiama in aiuto il fratello Jordan, ex tenente del NY Police Department.          Ma il serial killer non si ferma e poco dopo colpisce Chandelle Stuart una giovane ereditiera senza scrupoli e ormai anche senza un soldo; la ragazza viene ritrovata addossata a un pianoforte come Lucy quando ascolta Schroeder suonare.          Chi sarà la prossima vittima? Tutto fa pensare al tenero Snoopy… A questo punto, però, entra in scena Maureen Martini, un personaggio che sembra in grado di dare una svolta all’intricata vicenda. Maureen è una poliziotta italoamericana, divenuta cieca a causa della violenza di un boss della malavita albanese, che in tormentate visioni rivive le scene dei delitti con gli occhi delle vittime. Jordan, che nel frattempo ha stretto un ambiguo rapporto con l’indecifrabile e bellissima Lysa, non può che affidarsi a Maureen per cercare di scardinare la logica perversa del serial killer e spezzare la catena di delitti che insanguinano la città.           Ancora una volta Giorgio Faletti regala agli amanti del giallo una lettura che appassiona. Grande tensione, perversioni e debolezze umane sono gli ingredienti di una trama ben congeniata che si sviluppa con ritmo sullo sfondo di una città simbolo anche delle drammatiche ferite del terrorismo.

IO UCCIDO

Un famoso disc-jockey di Radio Montecarlo, riceve in trasmissione la telefonata di un uomo che, in diretta, gli annuncia che commetterà un delitto. La notte medesima, vengono assassinati un pilota di Formula Uno e la sua fidanzata che è una celebre scacchista: entrambe le vittime sono ritrovate senza il volto, asportato dall’omicida per farne una maschera. Da queste premesse, si dipartono le quasi 700 pagine di “Io uccido” (a me son sembrate troppe con qualche eccesso di divagazioni e descrizioni), un caso letterario forse perché l’autore di questo thriller è Giorgio Faletti, proprio il Faletti di “Drive In” e “Striscia la notizia”, l’inventore del vigilante Vito Catozzo, colui che conquistò un inatteso secondo posto a Sanremo ‘94 con “Signor tenente”.  Sullo sfondo inconsueto del Principato di Monaco, si muovono un discreto gruppo di personaggi: il commissario Hulot, che ha perduto un figlio in giovane età; l’agente dell’Fbi Frank Ottobre, amico d’antica data di Hulot, in vacanza per scordare la morte della moglie e coinvolto, suo malgrado, nelle indagini; il ragazzo ritardato Pierrot, in grado di cavare preziosi indizi da certi brani musicali; il generale americano Nathan Parker, padre di Arijane (la scacchista uccisa) piombato come un falco per aprir una personale e feroce caccia al serial killer. La tensione, pur con qualche rallentamento come detto, tiene sino alla fine.

SE DEVI DIRE UNA BUGIA DILLA GROSSA

Proseguendo la rassegna Teatro nei Cortili, abbiamo assistito ad un`esilarante commedia degli equivoci intitolata SE DEVI DIRE UNA BUGIA DILLA GROSSA, ambientata all`interno di un grande albergo romano, ma soprattutto tante affollatissime porte che favoriscono coincidenze e intrecci.
Ecco in sintesi la trama della commedia di Ray Cooney.
Riccardo De Mitri, noto sottosegretario, è a Roma per riunioni al Viminale e con lui c`è sua moglie Natalia. Un`unione salda da molti anni, anche se la passione dei primi anni di matrimonio si è spenta.   Riccardo si è invaghito di una bella segretaria, ed organizza un incontro a due nello stesso albergo in cui alloggia. Coinvolge, suo malgrado, Mario, il suo segretario privato, che pur non condividendo la scelta del suo superiore, lo aiuta nella sua tresca.   Nascono così un`infinità di equivoci, conditi tutti da una ragnatela di bugie, per evitare che Natalia scopra tutto. Ma alla fine…
Questa farsa è stata scritta usando tutti i trucchi, i colpi di scena, le gags, gli effetti speciali, gli equivoci, i battibecchi, i rossori, gli spaventi, gli armadi, i letti e le vestaglie del teatro, nato per far ridere pur specchiandosi nei vizi e nelle ipocrisie della società.
Complimenti agli attori dell’Estravagario Teatro di Verona, che con maestria hanno saputo evidenziare tutte le strane situazioni, gli intrecci ecquivoci creando splendidi momenti di ilarità, divertente davvero.