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Teatro nei cortili: La Barcaccia in “I DUE GEMELLI VENEZIANI”

Dopo diversi anni di rappresentazioni teatrali all’interno del Cortile Montanari, la compagnia La Barcaccia, si trasferisce in un nuovo spazio ricavato all’interno dell’ex Arsenale, struttura che meriterebbe davvero una sorte migliore, una ristrutturazione e riqualificazione perché ha le potenzialità per ospitare davvero tanti eventi e manifestazioni e potrebbe tranquillamente essere sede di diverse attività promozionali per la città. Peccato davvero che nessuno riesca a disporne in tal senso l’utilizzo, ma aimè non è la sola struttura che versa in condizioni di abbandono, comunque non voglio occuparmi di questo se non solo per evidenziare la positiva novità di un tentativo di rivalutarne la funzionalità .

“I due gemelli veneziani” è il titolo della nuova divertente commedia che gli ormai collaudati attori della compagnia La Barcaccia, hanno messo in scena. Un primo scanzonato commento: mi è piaciuta molto di più di quanto visto lo scorso anno. Come in ogni rappresentazione, dopo un primo ma breve momento di avvio, durante il quale lo spettatore cerca di capire, focalizzare i compiti e i ruoli dei personaggi messi in scena, cominciano subito alcune scene che strappano il sorriso, l’applauso. Non mi ricordo sia usanza dalle precedenti commedie, ma in questa è capitato alcune volte che rappresentazione fosse intervallata da una (passatemi il termine) battuta fuori campo, cioè estranea al contesto ma caratterizzante proprio il momento rappresentato, che definirei molto riuscite, azzeccate. Non credo serva parlare del regista ed interprete : Roberto Puliero, personaggio poliedrico per quante cose riesce a fare, per quanti personaggi diversi fra loro riesce a interpretare, ma comunque tutti personaggi leggeri, ironici, spiritosi, in sostanza comici.   In questa commedia Puliero ricopre il ruolo dei gemelli, e risulta veramente divertente in questo ruolo, in particolare in alcuni passaggi.  Zanetto è il gemello imbranato, svagato, Tonino quello decisamente più scaltro e borghese, sottotono a mio avviso la comicità altre volte trascinante di Davide Valieri nella parte di Balanzone,  padre della promessa sposa Colombina (Giulia Vespertini), trascinante invece è risultata la figura di Pancrazio al secolo Giuseppe Vit, che ha rappresentato con forza anche fisica la maschera di un saccente che elargisce consigli al solo fine di ottenere i favori di Colombina, poi abbiamo Lelio, la caricatura di un pseudo nobile e rozzo romano interpretato dal giovane Nicolò Franceschini che insidia la bella e melodrammatica Beatrice (Laura Benassù) che è invece innamorata del gemello Tonino e che viene difesa dal nobile ed incompreso innamorato Florindo (Michele Matrella). Da segnalare anche il ritorno alle scene nel ruolo di Arlecchino, servitore dell’imbranato Zanetto di Francesco Puliero.

Divertimento garantito.

 

Teatro nei Cortili : estate 2009: Un cretino per l’onorevole

 

La rassegna teatrale nei cortili del nostro capoluogo è ormai da anni un appuntamento che propone una varietà di spettacoli per ogni gusto, e spesso regala sensazioni e serate veramente piacevoli.

Dopo la piacevole sorpresa della passata stagione, quest’anno ero proprio curioso di rivedere in azione la compagnia teatrale “Gli Insoliti Noti”, premettendo subito come sempre che sono bel lontano dall’essere un critico teatrale, ma bensì uno spettatore che vive le proprie emozioni e quelle che altri riescono a suscitare in lui. E’ stata una bella serata, rilassante ma non troppo.  Semplice e funzionale la scenografia, che incastonata all’interno di uno dei chiostri fra i più famosi di Verona, appunto quello di Sant’Eufemia che invece ogni anno mi sembra sempre più in una situazione di degrado ed abbandono. Ma tornando alla commedia brillante di Donato De Silvestri, che permette di trascorrere un paio di ore in assoluto relax, godendo della comicità di un personaggio su tutti, appunto il cretino, che con assoluta spontaneità riesce a coinvolgerci nelle fasi della commedia.

Viene definita dagli addetti ai lavori “una elegante satira alla classa politica …” ma il finale lascia un pizzico di amaro in bocca nello spettatore, che seppur divertito è spronato se lo vuole ad una riflessione ed autocritica: quante volte abbiamo additato alla classe politica ed ai suoi privilegi, auto blu, aerei di stato, potere e corruzione …… ma se è pur vero che il pesce puzza sempre dalla testa è anche altrettanto vero che non è poi così giusto criticare sempre e comunque quando poi noi stessi abbiamo un atteggiamento tutto sommato assimilabile al loro, solo con delle possibilità diverse dettate dalle nostre condizioni ed ecco quindi che il semplice cittadino sempre critico contro il potere e la corruzione ed i privilegi dei politici alla prima occasione cerca se può di evadere un po’ di tasse, di non pagare multe o di aggirare le lungaggini burocratiche con le solite opportunistiche conoscenze.

Lo svilupparsi della commedia divisa in due atti, si sviluppa tutta intorno ai due personaggi principali, L’Onorevole impersonato da Mirko Zamperini ed il Cretino il cui ruolo viene magistralmente ricoperto dal Donato De Silvestri che insieme riescono veramente a coinvolgere il pubblico presente , la Segretaria Valentina Rose ha un ruolo delicato di persona suo malgrado confidente degli abusi del proprio capo (l’Onorevole), gli altri personaggi minori sono l’ex Ballerina, la moglie dell’Onorevole, la donna delle pulizie, il Giudice ed il Terrorista.

Bravi davvero, tornerò sicuramente a vederli in altre rappresentazioni.

 

Il Teatro nei cortili : L’incredibile storia del medico dei pazzi …

Teatro nei Cortili: L’Incredibile storia del medico dei pazzi

 

Siamo tornati al Cortile Montanari che ogni estate è sede di rappresentazioni teatrali da parte di diverse compagnie veronesi e non, per gustare nuovamente la maestria degli artisti dell’Estravagario, che nel ventennale della loro fondazione mettono in scena la rivisitazione di una divertente commedia napoletana, “L’Incredibile storia del medico dei pazzi, Suonare Pensione Stella”.  La rielaborazione trasferisce l’accadimento dei fatti, in Veneto e precisamente in Padova dove uno zio ricco, convinto che il proprio nipote si sia laureato in medicina e voglia aprire appunto in città una sua clinica, per esercitare la sua professione, gli manda molti e molti soldi, che però sono sperperati in gioco e gozzovigliare.  Un bel giorno però lo zio e consorte decidono di andare a vedere di persona dove sono finiti i loro soldi, quale buon uso ne abbia fatto il nipote di cui tanto vanno orgogliosi per esser il solo e primo della famiglia che si sia applicato nello studio.  Il nipote preso alla sprovvista dall’improvviso arrivo dei parenti benefattori, si inventa una via d’uscita facendo credere che la pensione presso cui alloggia altro non sia che appunto la sua clinica e ovviamente gli ospiti di questa pensione diventano gioco forza a loro insaputa, tutti pazienti pazzi. Le gag che ne conseguono fra fraintendimenti vari sono davvero esilaranti, e naturalmente il tutto finisce col portare a galla la bravata del nipote che però poi viene perdonato dallo zio.

L’ambientazione è quella propria degli anni 40, nel periodo fascista,  con costumi di scena molto colorati e trucco caricato per evidenziare ulteriormente (ammesso fosse necessario) la situazione clownesca che si stava rappresentando.   Devo anche evidenziare che secondo il mio giudizio, l’inizio della rappresentazione, è lento e lontano dall’introdurre quei momenti di puro divertimento che poi invece vengono serviti ad un numeroso pubblico che alla fine applaude convinto.

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C’era un sacco di gente, soprattutto giovani

C’era un sacco di gente, soprattutto giovani

 

E’ il titolo della nuova commedia messa in scena nelle scorse settimane nel Cortile Montanari in Verona dalla compagnia teatrale La Barcaccia, diretta come sempre da uno dei personaggi più famosi per la sua carica: Roberto Puliero.

Uno spettacolo nuovo, che si scosta completamente dalle rappresentazioni di opere scritte da commediografi del passato, ma che trova proprio dall’attuale mondo dello spettacolo, dello show business, la propria ispirazione, il proprio filo conduttore . L’offerta televisiva di questi anni, la smania di successo in ogni modo e ad ogni costo sono il sottile e amaro risvolto di una commedia che invece in chiave ironica prende in giro i protagonisti, gli attori di questo patinato mondo.

Insostituibile nella sua immancabile veste comica Davide Valieri che nei panni di un fantomatico e noto paroliere, strappa puntualmente il sorriso se non proprio fragorose risate, ma tutti i protagonisti in questa compagnia sono di collaudata esperienza e valore. Una novità di quest’anno abbiamo visto anche qualche volto nuovo, giovane, forse debuttante ma comunque bravi a starsene su di un palco davanti ad una platea che come sempre è molto gremita nonostante le numerose rappresentazioni, segno che il nome La Barcaccia è di sicuro traino.

Il finale della commedia però mi ha un pochino deluso, mi aspettavo forse qualcosa di più coinvolgente, divertente e irriverente verso questo mondo che forse si prende troppo sul serio ed invece il finale è stato proprio nella direzione opposta, quella di voler far riflettere su quanto a volte la smania di successo ci faccia passare sopra a tutto e tutti, almeno questa è stata la mia interpretazione.

Un esilarante giorno di follia

Teatro nei cortili  -   Un esilarante giorno di follia

 

Piena di avvenimenti è la rassegna teatrale nei cortili/chiostri di Verona, e visto che le serate lo consentono io mi diverto ad andarle a vedere. Era quache anno che non capitavo nel Chiostro di Santa Eufemia, e la nostalgia di quel posto e la curiosità che mi ha suscitato il titolo dell’opera mi hanno convinto di andare a vedere. Bravi, bello e bravi. Stupisce come in queste ultime sere, sia un po’ in flessione la partecipazione di pubblico, perché i lavori messi in scena sono veramente piacevoli. Una commedia brillante, che parte piano con un personaggio; Mario (operaio addetto al trasloco) che con la sua caricatura dell’operaio tutto muscoli e cellulare, tiene attento lo spettatore sino all’entrata in scena dell’esperto d’arte, Demetrio Cartolai in arte Donato De Silvestri, che è il vero mattatore di tutta la rappresentazione, e che in più di una occasione strappa applausi per la sua performance davvero incalzante e coinvolgente.

La trama: Demetrio, esperto d’arte, accetta di fingersi psichiatra per aiutare la segretaria di un medico partito per il Tibet dopo una crisi mistica. Lei è una giovane madre rimasta disoccupata e con un causa di separazione in corso. In un’escalation incontrollata di eventi Demetrio si trova a dover fare i conti con uno strampalato operaio addetto al trasloco, un’assistente sociale incaricata dal tribunale per la causa relativa all’affidamento del bambino, matti, funzionari di polizia veri e fasulli, nonché con un misterioso quadro che conterrebbe un importante segreto sulla vita di Sigmund Freud.

Il risultato: è quello voluto dalla compagnia “Gli insoliti noti” <Una occasione di benessere in un mondo in cui le difficoltà del quotidiano ed il malessere che ci proiettano in casa i media sembra non lasciare spazio all’ottimismo ed alla speranza. Equivoci e gag si alternano con un ritmo irresistibile coinvolgendo gli spettatori in un gioco comico che si rinnova incessantemente. La commedia però propone anche momenti di riflessione sull’amicizia, la solidarietà, la diversità con un colpo d’occhio anche sul paradosso virtuale indotto dalle nuove tecnologie informatiche in una società sempre più in bilico tra finzione e realtà.>

 

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Pene d’Amor Perdute

Teatro nei cortili   -   Pene d’Amor Perdute

 

La compagnia “Il Teatrino” propone presso il chiostro della Chiesa di Santa Maria in Organo in Verona dal 17 al 27 luglio 2008 una nuova interessante rappresentazione di William Shakespeare con adattamento originale di David Conati e regia di Maria Luisa Cappelletti.

 

Il re di Navarra con i suoi fidati amici, giurano di digiunare, studiare e non vedere donne per tre anni, ma l’arrivo della principessa di Francia, con le sue damigelle impone complicati obblighi di ospitalità.  Nel frattempo Cupido sfarfalla tra gentiluomini e dame ingarbugliando e contagiando sentimentalmente tutti.  Anche lettere d’amore sbagliano d’indirizzo, doni galanti seguono strade sbagliate, imbrogliando sempre di più la matassa del destino.  Non manca il divertimento d’un tentato corteggiamento in incognito col pretesto di un travestimento ma, ahimé, miseramente naufragato, costringendo gli innamorati ad implorare perdono. Nodi d’amore intrecciati nel verde parco regale, nascenti idilli dispersi dal messaggio che reca alla principessa la triste notizia della morte del padre. S’impone la partenza, s’intrecciano promesse appassionate, tutti così presto vinti dall’amore e subito costretti a soffrire per lui.

Commedia di galanteria e scherzo, leggera e graziosa, che è messa in scena dai componenti “Il Teatrino” con capacità, tanto da coinvolgere lo spettatore che in diverse situazioni si lascia andare a piacevoli quanto spensierate risate.

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el Canto de le Sirene

Il teatro nei cortili -               el Canto de le Sirene

 

E’ ripresa anche quest’anno la stagione delle rappresentazioni teatrali all’interno di cortili e chioschi della provincia di Verona. Il mio debutto stagionale, se si può dire così, è stato anche quest’anno con la compagnia “Gruppo Popolare Contrade” .  E’ una compagnia che ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere un paio di anni or sono, e che non manco di seguire quando è possibile nelle loro diverse rappresentazioni. Ospiti come in passato del giardino di Villa Bertoldi in quel di Settimo di Pescantina, il Gruppo Popolar Contrade ha presentato, “el Canto de le Sirene” di David Conati, Delio Righetti e Fabio Tedeschi, liberamente ispirato da un libro <Alga Nera> di Ada Partesotti.  Alla presenza di un nutrito numero di persone sempre in crescita, anche a testimonianza del valore della compagnia e delle opere che non solo nella nostra provincia essa va a rappresentare, ho assistito alla prima stagionale, che come tutte le prime è inevitabile  presentino alcuni punti che devono essere maggiormente curati. La location di sicuro non agevola il lavoro degli artisti e dei responsabili del suono, che so’ aver molto migliorato l’acustica nelle seconda rappresentazione, infatti è capitato che un volume di musica troppo elevato avesse in alcuni passaggi, coperto la voce degli attori. 

“C’era una volta, tanti anni fa, in un’isola sperduta, una piccola comunità di persone che discendeva da veronesi sopravvissutti ad un naufragio durante la dominazione veneziana. C’erano i pescatori, i mariti, i frati, i giovani, le ragazze, le donne, quelle di casa, quella che dà il meglio di se” quella che leggere le carte e qualcos’altro, la maestra dagli occhi spenti …. C’erano le case, il faro, il convento …. e c’era il Canto de le Sirene, una piccola baia, dove si ascoltava, si ricordava, si sognava, ci si incantava.     La vita trascorreva tranquilla, anche se non mancavano gli imprevisti, le gelosie, i ricatti, le cose strane.  Poi, un giorno, dopo una delle solite tempeste, sulla spiaggia arrivò Shamira …. “

el Canto de le Sirene, continua il filone del teatro che guarda alla vita, accanto alle vicende quotidiane, di chi vuol stare in un luogo e di chi da quel luogo se ne vuol andare, di chi ha un destino segnato e di chi invece il proprio destino lo vorrebbe diverso, di chi guarda al bene e di chi far bene non è proprio una cosa spontanea, di chi vede attraverso gli occhi e di chi ha tanti altri valori che l’aiutano a vedere, di chi siamo tutti uguali e di chi forse pensa che forse proprio proprio uguali non siamo.  

Una delle caratteristiche di questo gruppo è la scelta di fare teatro di insieme, fondendo fra loro i diversi elementi, interpretazione, sempre corale, sempre di gruppo, spesso intervallata da sapienti e coreografiche parti cantate e musicate dal vivo, che costituiscono a mio avviso un punto di forza del gruppo dimostrandone la coesione e la preparazione, con semplici ma appropriati costumi, con scenografie lineari adatte alla semplicità dell’ambiente raccontato e luci che mettono in risalto i vari momenti attirando l’attenzione dello spettatore.

Non è mai simpatico far nomi quando si parla di un gruppo, ma va sottolineato che alcuni ruoli sono magistralmente interpretati.

Non so indicarvi le prossime uscite di questo gruppo, ma laddove lo vediate in cartellone, suggerisco la visione.

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L’Estravagario Teatro in Parenti Serpenti

Davvero Bravi. 

EHHHH  SI ! Una serata piacevolissima, con dei professionisti.

Ormai li dobbiamo chiamare così questi attori che senza il clamore della stampa, mettono in scena anche nei piccoli teatri di paese, nel mezzo di rassegne teatrali che veramente portano vicino alla gente tante occasioni di buon teatro che viene definito amatoriale. E’ quello che è accaduto a noi, io e mia moglie, che fortunosamente un anno fa siamo stati invitati ad  una rappresentazione durante il ciclo di “Pescantina a Teatro” e ci trovammo davanti al Gruppo Popolar Contrade che ci ha sorpreso con il loro “Mani di Libertà” che definii bellissimo, e così quest’anno abbiamo deciso di partecipare a tutte le serate facendo l’abbonamento.

Il compito di apertura della rassegna è affidata al registra (nonché anima anche di tutta la rassegna), Delio Righetti ed al suo Gruppo Popolar Contrade, con la messa in scena di Popolar Varietà che avevamo già visto durante l’estate, all’aperto in un ambiente carino e suggestivo di Villa Bertoldi a Settimo di Pescantina . La seconda serata è toccata al navigato mattatore di tante estati teatrali veronesi, Roberto Puliero ed al suo Gruppo la Barcaccia con la commedia di Goldoni, la Bottega del Caffè. Ormai collaudato lo stile e la coesione fra i vari componenti del gruppo, per una serata spensierata e divertente. Decisamente sconosciuto (a me [medesimo] lo tengo a precisare) il Gruppo La Rumarola di Garda, che ha messo in scena lo spettacolo intitolato “La fortuna si diverte” del genere commedia dialettale popolare della tradizione, ricca di situazioni comiche, talvolta grottesche ed è una presa in giro della mania del gioco del lotto e simili e di in una famiglia semplice in cui arriva la fortuna di una grossa vincita  …. !  Il testo e le occasioni di risate spensierata di sicuro non mancano, ma pur ribadendo la mia lontananza da una capacità di critica professionalmente formata, devo oggettivamente ammettere, avendolo riscontrato nelle quattro chiacchiere del dopo spettacolo, che è stata una serata come dire fiacca. Decisamente tante le esitazioni, i momenti di pausa, gli attacchi sovrapposti interrotti ma comunque percepiti. E’ una compagnia che opera nel settore da molti anni, con molte rappresentazioni nel proprio bagaglio, ma in questa serata mi ha trasmesso il  senso dell’amatoriale.                     Ieri sera?  Una nuova bellissima conferma. L’Estravagario Teatro di Verona sotto la regia di Alberto Bronzato, ha coinvolto tutti i presenti in una marea di situazioni allegre . Sono stati incalzanti, non ti hanno mai lasciato respirare, ogni attimo, ogni respiro, ogni passo di ogni attore attirava la nostra attenzione. La commedia “Parenti Serpenti”, prende in giro o comunque rappresenta una tipica famiglia italiana, perbenista, che durante le feste per il Natale, si riunisce per festeggiare in casa dei nonni con tutto il rituale che contraddistingue il Natale italiano, cenone, veglione, messa di mezza notte, regali, intrighi ….. ma? Viene rappresentata l’unione famigliare che si sgretola alla prima vera difficoltà! I nonni che ammettono di non poter più vivere da soli e che vorrebbero invece essere accolti nella cassa di uno dei loro figli, lasciando a loro la scelta e qui crolla il castello! E’ con un velo di tristezza purtroppo, che bisogna ammettere che è comunque un problema attuale. Quanti sono i nostri vecchi che per oggettive difficoltà sono costretti a concludere la loro vita in quell’ospizio che “ha così un odore di vecchio” recita la bravissima Tiziana Leso in uno dei suoi passaggi.  (Consentitemi una citazione per la compaesana Parisi Alice, nei panni di Milena, la cui propensione teatrale mi era sconosciuta). Ma la bravura di tutti gli attori distoglie il pubblico da questo aspetto triste della vicenda, facendo invece ridere sulle situazioni grottesche che sbocciano in famiglia, e la bravura la si legge sulle facce dei protagonisti che nel finale, in assoluta assenza di battute, lasciano ai loro volti esprimere il finale grottesco della vicenda.

Bravi davvero!

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Giulietta e Romeo all’Arena di Verona

Giulietta e Romeo è il titolo della grande nuova opera musicale di Riccardo Cocciante che è già diventata un successo di botteghino.  Ha debuttato nell’Arena di Verona il 1 giugno, e viene ora riproposta a grande richiesta da parte di spettatori che hanno prenotato tutti i biglietti per le 6 serate dal 13 al 17 settembre. Leggendo alcune critiche viene detto che rispetto al momento del debutto, ora il rodaggio ha consentito allo spettacolo di funzionare meglio nel suo complesso.

Sicuramente raccontare la tragedia shakespeariana, facendo emergere lo scontro fra le famiglie coinvolte, che tanto richiamo hanno alla attualità (se pensiamo alle lotte fra i vari clan o bande giovanili), e la storia d’amore tra due giovani con la sfortuna di appartenere a due famiglie “rivali”, non deve essere stato semplice, ma il risultato è sicuramente ottimo . La giovane età e l’inesperienza di alcuni giovani artisti, di sicuro ha dato all’opera un sapore forse più vicino ad una vera storia d’amore di due ragazzi, e gli applausi del pubblico credo stiano a sottolineare l’apprezzamento meritato. Fare paragoni con la precedente opera prima di Cocciante (Notre Dame de Paris), è inevitabile quanto difficile. Per quanto in alcuni tratti, la musicalità, la cadenza, mi riportino con la mente a quest’opera, in Giulietta e Romeo i duetti e le parti a due sono molto più  dolci, e altrettanto belle le scene e le musiche in coralità. Da menzionare la figura di Mercuzio, che nella rappresentazione della sua morte, strappa applausi a scena aperta. Potenti e suggestive le voci di frate Lorenzo e dei padri Capuleti e Montecchi e della nutrice di Giulietta. Nuove ed efficaci a mio giudizio, le scene disegnate e proiettate in 3D su sipari neutri che vengono di volta in volta calati, diventando piazza, castello, palazzo, interno, paesaggio, salone, balcone, chiesa, il tutto con precisi riferimenti a Verona, e con momenti suggestivi (compare addirittura un gigantesco sole roteante che esplode sul più bello). C’è anche un attimo di kitsch nella scena del matrimonio, dove degli angioletti virtuali,  volano sopra i due innamorati spargendo cuoricini rossi.

Quello che mi ha deluso è stato il finale; se la morte di Mercuzio, l’amico di Romeo è stato uno dei passaggi fondamentali dell’opera, mi aspettavo la morte dei due innamorati molto più appassionante, coinvolgente, drammatica, forse indimenticabile, invece per me non è stato così, niente a che vedere col finale strappa-cuore del Gobbo in Notre Dame de Paris, ma l’ho già detto, non si debbono fare paragoni, (anche se difficile come è accaduto a me).

Merita sicuramente di esser visto. 

OSTREGA, CHE SBREGO!

 

Ostrega, che sbrego!

 

Tratto dalla locandina dello spettacolo messo in scena dal gruppo teatrale “La Barcaccia” al Cortile Montanari di Verona nella seconda metà del mese di luglio e per la prima settimana di Agosto, il commento alla commedia “OSTREGA, CHE SBREGO”, che racconta una bizzarra storia di paese, ambientata in un piccolo mondo ove la presenza di una modesta compagna di teatro lirico fa  riaffiorare per un giorno le ormai sopite ambizioni e i sogni mai dimenticati di un ex baritono Piero Basotto (interpretato sempre con estrema bravura dall’anima del gruppo e regista Roberto Puliero) che accidentalmente costretto in un improvviso ritorno sulle scene, coinvolge in una frenetica sarabanda di emozioni e avvenimenti familiari, vicini, e artisti. In un racconto che vede anche scene di “Teatro nel Teatro”, emergono buffe storpiature della lingua che contribuiscono alla creazione di un linguaggio popolare colorito. Uno spettacolo che meritava di esser visto con artisti che con la loro bravura, tengono gli spettatori incollati in attesa del finale, facendoli divertire con momenti di ilarità coinvolgentemente irresistibile. Merita una ulteriore citazione, proprio perchè estremamente efficace nella parte del "basso Gino Stivaloni" il divertentissimo Davide Valieri.