Archivio delle Categorie: Libri

Io Sono Dio

(Riassunto di Stefy1970) Nelle prime pagine viene descritto un attentato compiuto a New York da un misterioso personaggio che pensa di essere Dio mentre nei successivi capitoli conosciamo una storia accaduta agli inizi degli anni ’70. Un giovane che combatte in Vietnam viene usato come scudo umano e rimane gravemente ustionato dal napalm che lo riduce alle sembianze di un mostro, pieno però d’odio verso chi l’ha mandato laggiù ed in generale verso il suo Paese.  Il racconto poi prosegue ai giorni nostri quando inizia una catena di attentati nella metropoli americana e la polizia inizia ad indagare sul responsabile del folle gesto.  Incaricata della indagini è la poliziotta Vivien Light, una donna forte e determinata, che dietro il suo aspetto da dura nasconde un animo sensibile e le preoccupazioni per la sorella che sta morendo e la nipote ospitata in una comunità per giovani con problemi guidata da padre McKean.  Per alcune coincidenze Vivien si ritrova a collaborare con il giornalista Russell Wade, quello che possiamo definire la pecora nera di un’importante famiglia ma desideroso di riscattarsi.  I due lavorano assieme per trovare il responsabile degli attentati seguendo la pista lasciata da una fotografia ritrovata su un cadavere e cercando informazioni sulla persona che vi è ritratta.   Nel libro non manca l’inevitabile storia d’amore, quella tra la detective ed il giornalista, due persone diverse ma che sembra siano attratte molto l’una dall’altro…  Vivien è una donna decisa che però si sente sola e desiderosa di avere qualcuno vicino ed anche se mette il lavoro al primo posto si vede come la sua situazione famigliare la preoccupi. Lei è protettiva verso la nipote, che cerca di tenere al riparo da troppe preoccupazioni tacendole il fatto che la madre stia per morire.   Russell è un uomo cresciuto all’ombra del fratello morto in Kossovo, della quale morte un po’ s’incolpa, e che vuole essere accettato dalla famiglia per quello che è, lasciando alle spalle una vita dedita al gioco, all’alcol ed alla droga.

Concordo con l’opinione che più di una persona ha scritto sul web relativamente al fatto che il finale sia un po’ sbrigativo rispetto a tutto lo svolgersi del romanzo, poco spazio, poco tempo, poca l’analisi delle motivazioni che hanno spinto a compiere queste azioni da parte di una persona che era dedita al bene altrui, liquidato frettolosamente il gesto di sacrificio fatto dal suo collaboratore-amico.

Per concludere il libro è bello, mi è piaciuto, lo consiglierei tranquillamente ma non per questo è da ritenere perfetto.

 

John Grisham: Ultima Sentenza

Riassunto (fonte Il
Messaggero):
Gli avvocati Wes e Mary Grace Payton hanno compiuto il
primo passo nella più importante causa della loro carriera. Un tribunale del
Mississippi ha infatti riconosciuto un risarcimento di quarantun milioni di
dollari a Jeannette Baker, una giovane donna assistita dal loro piccolo studio,
che nel giro di otto mesi ha visto morire di tumore il figlio e il marito. Dopo
un estenuante processo nel quale i Payton hanno messo in gioco sia la
credibilità professionale che la serenità personale, la responsabilità è stata
attribuita alla Krane Chemical, una grossa società con sede a New York ritenuta
colpevole di aver smaltito per anni rifiuti tossici nei terreni vicini al suo
stabilimento di Bowmore, inquinando le falde acquifere della cittadina e
provocando il cancro in molti membri della comunità locale. Si tratta solo del
primo grado di giudizio, e di un singolo caso, ma è chiaro che, se la sentenza
verrà confermata, per la
Krane Chemical – e per il suo potente proprietario Carl Trudeau
- si aprirà una disastrosa stagione di cause collettive da parte della
cittadinanza e di ancor più disastrosi risarcimenti. Trudeau sa quindi di avere
disperatamente bisogno di una Corte Suprema favorevole, e l’impresa non sembra
impossibile: i giudici verranno eletti tra non molto e per una campagna
elettorale servono parecchi soldi…

John Grisham ci accompagna ancora una volta tra le pieghe
del sistema legale americano, in una serratissima vicenda di lobbying, sentenze
pilotate, grandi interessi economici che non tengono nel minimo conto i diritti
degli individui. "Ultima sentenza" prende le mosse là dove molti dei
suoi precedenti romanzi si concludevano – con un giusto verdetto – per scavare
a fondo nella società statunitense, metterne in discussione i meccanismi
burocratici e le istituzioni, arricchendo di un’autentica passione civile la
prodigiosa vena narrativa del suo autore.

Il libro mi è stato regalato, è il primo libro che leggo di
questo scrittore, e per la verità a me non è dispiaciuto anche se altri
conoscitori di questo autore dicono che si è persa un po’ per strada la
capacità di coinvolgere il lettore.  Non
supponevo affatto l’esistenza di questi poteri occulti (così li chiamo io) in
grado di condizionare la vita politica e giudiziaria di un paese, in questo
caso quello statunitense. Ho trovato la
lettura molto scorrevole, un inizio decisamente avvincente, il resto fa
intravvedere un mondo che non conoscevo, che non mi piace e che porta verso la
fine di questa storia che non lascia presagire nulla di positivo.

Giorgio Faletti : Pochi inutili nascondigli

Inevitabile che i commenti, i giudizi su di un libro siano anche estremamente diversi fra loro.

Io prima di iniziare a scrivere la mia opinione sul il libro di Faletti “Pochi Inutili Nascondigli”, del quale avevo in passato letto anche le altre 3 opere, ho fatto un brevissimo excursus sul web per vedere quali erano le opinioni di chi mi ha preceduto nella lettura e per l’ennesima volta mi sono imbattuto in opinioni contrastanti in merito anche a quest’ultima opera di Faletti.                             Comincio con l’espormi personalmente: mi è piaciuto meno degli altri. 

Come per altri lettori, il genere fantasy o surreale che sia, a cui questa volta ha fatto ricorso in misura energica, con risvolti sempre cupi non mi hanno fatto divertire.  Non mi sento di giudicare male l’opera, personalmente l’ho trovato meno dispersivo od esagerato nelle descrizioni fin troppo minuziose in passato, e la scelta di raccontare 7 storie, mi ha facilitato la lettura, nel senso che desidero sempre arrivare velocemente in fondo, e completare la lettura di tante pagine non è sempre operazione semplice e veloce. Come ha scritto qualcuno, con un libro non sei mai solo, come parlarne male, ma quanta malinconia o tristezza ti può mettere addosso.

Le trame che in estrema sintesi sono qui sotto riportate, sono riprese appunto da uno dei commenti che nel mio navigare ho trovato suo web:

una gomma e una matita
Marco è un disegnatore di fumetti che, a seguito di una forte delusione d’amore (la moglie lo ha tradito con il suo migliore amico e si è impossessata di tutti i suoi soldi), si ritira in una piccola isola greca dove scopre di avere un potere particolare: può disegnare le cose e, quando le cancella, esse scompaiono anche dalla realtà … che farà del suo potere??

l’ultimo venerdì della signora kliemann
Ci troviamo in un’altra località di mare, l’isola d’Elba, dove una coppia di tedeschi passa da sempre le vacanze. Lei è una bellissima donna, ammirata e desiderata da tutti gli uomini del paese, lui è un abile e ricco uomo d’affari.
I due una mattina arrivano inaspettatamente sull’isola ed il loro giardiniere inizia a notare comportamenti strani da parte della signora e strani silenzi da parte del marito … che cosa è successo nell’ultimo anno da cambiare così radicalmente quella coppia?

spugnole
Un vecchio contadino è molto attaccato alla sua terra e non è disposto a lasciarla nelle mani del suo irresponsabile e avido nipote e del suo socio d’affari che vorrebbero appropriarsene per costruirci un centro abitato. Ma c’è qualcuno altro, oltre il vecchio, che non è d’accordo con il progetto …. Chi?

graffiti
Un professore odia il suo lavoro di insegnante, odia i suoi colleghi, odia suo fratello …. È cinico, frustrato, sessualmente represso. Una sera vede una ragazza con un cappotto rosso che aspetta alla fermata del tram ed inizia a cercarla ovunque. Il giorno dopo assiste, non visto, allo stupro un una studentessa (che indossa un pullover rosso) e non fa niente per salvarla senza per questo pentirsene. Continua però a guardarsi intorno alla ricerca della ragazza con il cappotto rosso e quando la trova la segue senza pensarci … dove andrà?

la ragazza che guardava l’acqua
Una ragazza si reca spesso a passeggiare su un lago. E’ triste e la sua tristezza viene osservata da lontano da una strana creatura che vive in una grotta sotto l’enorme distesa d’acqua. Con l’aiuto di quest’essere improbabile la giovane ritroverà il sorriso, un fidanzato e un nuovo amico …. Come?

l’ospite d’onore
Un giornalista scopre, per puro caso, dove si nasconde un famoso personaggio TV (che ricorda vagamente Fiorello!) che da 5 anni è sparito senza lasciare traccia. Con l’aiuto della nipote diciottenne si mettono alla sua ricerca e, dopo molte peripezie lo troveranno. Perché era scappato?

physique du role d’onore
Un attore viene scartato da un regista per lasciare il posto ad un giovane più "gradito" a quest’ultimo. Il film ha ad oggetto una storia di licantropi.

Come si vendicherà il giovane attore?

 

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Mille Splendidi Soli

Mille Splendidi Soli

       Lo scrittore di origine afgana Khaled Hosseini che ha affascinato e commosso i suoi lettori con Il cacciatore di aquiloni non mi delude nemmeno con il suo secondo romanzo Mille splendidi soli.
       E’ il punto di vista femminile a emergere in questa sua seconda opera, attraverso le vicende delle due protagoniste Mariam e Laila. Questo nuovo romanzo, parla appunto di due donne, nascoste dietro al burqua, della vita travolta dalla paura di padri e mariti padroni “dal cuore spregevole”, dell’isolamento, della rassegnazione, ma anche dell’amore, del coraggio, persino del riscatto. 
 

      A quindici anni, Mariam non è mai uscita dalla sua "kolba" di legno in cima alla collina, vicino ad Herat, ed osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l’arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe poter raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", una bastarda, e sarebbe un’umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sua madre le dice che sarebbe inutile, come lucidare una sputacchiera. L’unica cosa che deve imparare è la sopportazione.

       Laila invece è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell’aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile.

       Avviene però che le loro vite si intreccino trovandosi a vivere sotto lo stesso tetto, mogli dello stesso perfido uomo a condividere un destino tragico. Infatti nonostante l’avvicendarsi dei regimi politici, invasione russa, sistema talebano e forze Onu, la condizione della donna in Afghanistan non è mai cambiata. Spirito di sopportazione e sacrificio, violenza e dolore, umiliazione profonda e sottomissione: sono questi i sentimenti e le situazioni a cui una donna afgana è abituata.

       Se Il cacciatore di aquiloni era focalizzato sul rapporto tra padri e figli e sull’amicizia maschile, Mille splendidi soli esplora i misteri del rapporto madre-figlia, dell’amicizia tra donne e della condizione femminile in generale.

       Per concludere? L’ho letto tutto d’un fiato, per quanto non amo particolarmente le super descrizioni di ambienti od emozioni, ma sono orientato più verso l’azione, mi sento di dire che vale la pena di leggerlo.

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La Danzatrice Bambina

 
Chi ha letto il Cacciatore di Aquiloni, forse sperava per l’ambientazione afghana anche di questo libro, La Danzatrice Bambina, di ritrovare continue emozioni e avvenimenti, in realtà l’inizio è travolgente mentre nella parte centrale e finale l’autrice non riesce a dare lo stesso ritmo, molto si basa su riflessioni, ridotti i dialoghi, il libro un po’ si spegne a parer mio.
La storia, vera, sicuramente un pochino romanzata, suscita comunque grande interesse, e al tempo stesso anche tante domande, la prima : come se la saranno passata quelle bambine e bambini che in mezzo ad un Afghanistan martoriato da anni, troppi, di continue guerre e lotte, non ultima l’invasione americana dei giorni nostri, non hanno avuto la stessa fortuna di Zubaida? (lontana da me qualsiasi considerazione in tal proposito, ma solo una voluta riflessione su chi in mezzo alle guerre ci rimette di più, le piccole creature e gli indifesi).
Zubaida è una bambina di nove anni che vive in uno sperduto villaggio del deserto dell’Afghanistan e che ha la particolarità di esprimere la propria vitalità danzando. Un giorno, in seguito a un incidente domestico, cade preda del fuoco e riporta ustioni mortali che la riducono a uno stato vegetale e la sfigurano completamente. Nonostante le possibilità di salvezza siano scarse, il padre la porta in diversi ospedali, sempre per sentirsi dire che i mezzi a disposizione non permettono le cure necessarie; l’uomo tuttavia non si dà per vinto e la porta fino al campo militare degli americani. Qui incontra un soldato che, colpito dalla sofferenza e dallo sguardo intenso di Zubaida, contravviene alle regole militari e decide di aiutarli: inizierà così l’odissea che porterà padre e figlia in America
 Il romanzo, scritto in modo semplice e scorrevole, racconta una storia  vera  di speranza nella tragedia: la piccola protagonista vince la morte grazie al proprio attaccamento alla vita e allo stesso tempo grazie a tutta una serie di personaggi capaci di gesti di grande umanità. Una storia anche di incontro tra due culture estranee con un messaggio di speranza, mondi e culture diverse possono coesistere se in primo piano si pongono interessi superiori che sono semplicemente il bene dell’essere umano.

IL VIAGGIO : di Danielle Steel

La violenza sulle donne : che crudeltà!

Ero preparato a leggere un romanzo rosa, una storia d’amore, con al centro una donna, una lettura rilassante, proprio per chi come me cerca dai libri anche dei sani momenti di relax, fisico e mentale.

Questo libro è un romanzo rosa, ma contro le mie aspettative, mi ha suscitato una serie di emozioni e di riflessioni incazzate, perché ha toccato un tasto, un argomento del quale non mi è facile parlare: la violenza sulle donne, il loro maltrattamento fisico e psicologico, la capacita tutta al femminile di sentirsi in colpa per situazioni di sopruso che vengono loro imposte, e non si può dire nemmeno che sia l’ignoranza a portarle a questo tipo di autolesionismo, infatti la protagonista del romanzo pur provenendo da una periferia povera anche culturalmente, ha avuto poi la fortuna di vivere e crescere in un ambiente esattamente opposto, fatto di lusso, comodità e notorietà ma purtroppo per lei arido di affetti veri e nonostante questo da sola non è riuscita a capire il male che le veniva fatto (per la seconda volta) fino a quanto un incontro con altre persone le ha aperto gli occhi.

La violenza sulle donne o se preferiamo allargare un po’ parliamo di violenza sui più deboli: è qualcosa che nella mia testa non trova spazio, non trova ragione, non trova giustificazione, è in sostanza inammissibile, ed è per questo motivo che amerei un serio inasprimento ed una certezza della pena per queste persone; non è possibile accettare che un essere umano commetta violenze su un suo simile e non paghi per questo, si portano segni indelebili per tutta la vita, ed è giusto che chi li ha commessi se ne ricordi per bene. Se la mente umana è così contorta da poter uscire di senno e compiere atti simili, è giusto e doveroso che qualcuno dopo la tenga sotto controllo.

Torniamo al libro di Danielle Steel, scritto bene, assolutamente scorrevole, descrittivo di questi stati d’animo che credono abbia richiesto una preparazione attenta, una conoscenza, mi auguro solo esterna, dei fatti e delle riflessioni psicologiche che le donne vittime di questi episodi sono costrette a vivere.

La trama in sunto:  Maddy è sposata con Jack Hunter, ricco proprietario di un’emittente televisiva che l’ha salvata da una vita difficile e piena di botte .  Le ha regalato un posto di lavoro, una casa splendida, gioielli, viaggi fantastici, l’ha resa famosa in tutta l’America.  Ma non manca una sola volta di ricordarle da dove arriva, l’ha costretta a legarsi le tube per non avere figli. La fa sentire misera, la possiede anche carnalmente con violenza. Non le permette di avere amici. Non le permette nulla. Deve essere e fare solo ciò che lui vuole. Maddy passa da momenti di disperazione a sensi di colpa. Ama suo marito e crede che il modo di comportarsi di lui sia comunque un modo, forse strano, di amare. Fino a che non le succederà di entrare in contatto con persone che hanno subito una sofferenza come la sua. Fino a che si troverà delle persone amiche al suo fianco che le apriranno gli occhi sulla verità. Finché troverà il coraggio di fare un passo dopo l’altro per scappare lontano dal suo predatore. E troverà la felicità.

Aquila Solitaria : di Danielle Steel

Avevo da poco iniziato a leggerlo, quando mia nipote, passata a trovare lo zietto infortunato e costretto  in casa, commentava guardando il nome dell’autrice <è una scrittrice per femmine>, dove lei avesse tratto questa sua convinzione, non mi è dato di sapere, ma diciamo che ci ha azzeccato.

Aquila Solitaria è un romanzo, un romanzo d’amore, che parla di sentimenti importanti, legami indissolubili, per quanto li si voglia celare o nascondere. Per il tipo di lettore che io sono, anche questo libro è andato benissimo, mi ha fatto rilassare e svagare, a volte forse un po’ statico, con poca azione o dialogo, sicuramente descrittivo di stati d’animo importanti e profondi. Per certi tratti sembra quasi scontato, in realtà io così scontato non l’ho trovato. Il finale non è proprio quel che si dice un lieto fine.

Tratto dalla scheda del Libro eccovi un brevissimo sunto:

New York, 1940: una serata mondana e di debutto in società, alla vigilia dell’attacco di Pearl Harbor. Kate, una bella e giovane altoborghese, incontra Joe, pupillo di Charles Lindbergh e leggenda aeronautica, ed è amore improvviso e fortissimo, travolgente: insieme attraverseranno il conflitto mondiale, la prigionia dell’uomo, e altre mille difficoltà, tra alti e bassi, addii e riconciliazioni. Alla fine Kate pensa di avercela fatta: Joe sarà suo per sempre, nonostante sia molto assorbito dal lavoro e dal grande amore per gli aerei. E così è stato, almeno fino a quando, trentaquattro anni dopo il loro primo incontro, una sera di dicembre poco prima di Natale, Kate non riceve una telefonata. Dovrebbe essere Joe, l’uomo della sua vita, ancora oggi suo mentore e centro di gravità. E invece…

Il cacciatore di Aquiloni

Alcuni dei più esperti o accaniti lettori di libri lo hanno
definito scontato e qualcun altro ha intitolato il suo commento “Tanto rumore
per nulla”. Io che di sicuro non sono ne un esperto e nemmeno un accanito
lettore, dico semplicemente, che lo consiglierei tranquillamente, perché è
assolutamente scorrevole, senza trame intricate o contorte, col protagonista
sempre in primo piano e narratore di fatti di una vita quotidiana vissuta, da
bambino più fortunato di altri nei primi anni della sua infanzia, che in un
mondo di valori e regole rigide impara in fretta quanto sia amaro il sapore
della vergogna, quanto siano insistenti i ricordi tristi, che in mezzo a tante
parentesi lievi, non scompaiono mai ma si ripropongono in tutta la loro triste
nitidezza.
Sullo sfondo di questa storia un Afghanistan e meglio una
Kabul raccontata con gli occhi di un ragazzino (più fortunato di altri) per il
quale tutto è una scoperta e poi un ricordo prezioso, fino allo scoppio di una
guerra con i Russi per finire nell’inferno per gli esseri umani guidato dai
Talebani.  Le vicende politico-sociali
sono però ai margini del racconto, proprio per inquadrarlo cronologicamente e
calarlo nei costumi e tradizioni del popolo afgano. Il filo conduttore sono il
segreto di Amir, che in qualche modo lo isola dalle cose che ha di più caro.
La trama: Amir e Hassan sono due ragazzini e trascorrono
insieme ogni istante della giornata, si divertono, giocano e fanno progetti in
una Kabul che noi occidentali forse non abbiamo mai conosciuta. Amir
è il figlio del padrone, Hassan del domestico, sono di due caste diverse e in
Afghanistan questo fa molta differenza. Amir davanti all’orrore di una
brutalità ed alla vergogna che prova fa di tutto per separarsi dal suo amico.
Ma nella vita molto spesso il passato ritorna.
I personaggi principali :Amir: ragazzino cresciuto all’ombra
di un padre dalla personalità imponente; Hassan: il cacciatore di aquiloni, coraggioso
e intelligente, abile e forte, amico leale, eroe indiscusso del libro, positivo
e irreprensibile in ogni sua scelta. Baba: padre di Amir, molto legato a questo
figlio, ha una forte personalità e un profondo senso dell’onore, intelligente per
alcuni versi libero dalle rigide tradizioni afghane. Rahim Khan: migliore amico
di Baba, uomo sensibile e intuitivo, filo conduttore del nostro romanzo.
Sconvolge il pensare che per molti bambini le brutture, i soprusi e gli abusi
raccontati in questo libro sono realtà e loro, indifesi, non possono fare nulla
per cambiare la loro situazione.

Fuori da un evidente destino

Ho letto il libro di Faletti in un batti baleno. L’ho trovato facile da leggere, meno dispersivo (se mi passate il termine) e lungo nelle descrizioni rispetto ai suoi due precedenti lavori, ma molto più vicino al racconto che mi ha preso proprio perché più facile da seguire e poi perché ambientato in luoghi che emanano un fascino particolare, legato alle origini, alle tradizioni e alle credenze di una nazione indiana che tanto a dato e subito dalla storia.  Alcuni personaggi attraggono per la loro forza e parlo ovviamente dei vecchi saggi indiani, per la loro tragica attualità e mi riferisco al Sig. “il fine giustifica i mezzi e i soldi lo agevolano” , per la loro debolezza ed insicurezza umana e lo sono i quattro giovani amici che si ritrovano dopo molti anni cercando di ritrovare per se stessi ciascuno la propria identità e tranquillità, ed in infine compare anche Silent Jo, il cane che nel suo essere assente è comunque e sempre l’animale più fedele all’essere umano, al padrone che accetta, segue e protegge.  (Non amo i finali tristi)

La storia in sintesi: Il passato è il posto più difficile a cui tornare. Jim Mackenzie, pilota di elicotteri per metà indiano, lo impara a sue spese quando si ritrova dopo parecchi anni nell’immobile città ai margini della riserva Navajo in cui ha trascorso l’adolescenza e da cui ha sempre desiderato fuggire con tutte le sue forze. Jim è costretto a districarsi tra conti in sospeso e parole mai dette, fra uomini e donne che credeva di aver dimenticato e presenza che sperava cancellate dal tempo. E soprattutto è costretto a confrontarsi con la persona che più ha sfuggito per tutta la vita: se stesso. Ma il coraggio antico degli avi è ancora vivo ed è un’eredità che non si può ignorare quando si percorre la stessa terra. Nel momento in cui una catena di innaturali omicidi sconvolgerà la sua esistenza e quella della tranquilla cittadella dell’Arizona, Jim si renderà conto che è impossibile negare la propria natura quando un passato scomodo e oscuro torna per esigere il suo tributo di sangue.

Niente di vero tranne gli occhi

Dopo il successo di Io uccido, Giorgio Faletti prosegue la sua avventura di scrittore con un nuovo thriller ambientato a New York, una storia costellata di delitti, brividi e misteri che non lascia ai lettori un attimo di respiro.           
Tutto ha inizio con il macabro e teatrale assassinio di Jerry Kho, un pittore d’avanguardia che trae ispirazione dalle sue perversioni e dagli effetti della droga, ucciso nel suo atelier subito dopo la creazione dell’ultima opera, realizzata con la personale tecnica che sfrutta il movimento sulla tela dei corpi (il suo e quello di una modella) cosparsi di vernice fresca.     Dopo averlo colpito, l’assassino ricompone il cadavere della vittima come quello di Linus, celebre personaggio dei fumetti, con tanto di dito in bocca e l’immancabile coperta premuta sull’orecchio, e lascia un messaggio cifrato che indica in Lucy il suo prossimo bersaglio.          Scattano subito le indagini: Jerry Kho è infatti lo pseudonimo di Gerald Marsalis, figlio del potente sindaco di New York, Christopher Marsalis, che chiama in aiuto il fratello Jordan, ex tenente del NY Police Department.          Ma il serial killer non si ferma e poco dopo colpisce Chandelle Stuart una giovane ereditiera senza scrupoli e ormai anche senza un soldo; la ragazza viene ritrovata addossata a un pianoforte come Lucy quando ascolta Schroeder suonare.          Chi sarà la prossima vittima? Tutto fa pensare al tenero Snoopy… A questo punto, però, entra in scena Maureen Martini, un personaggio che sembra in grado di dare una svolta all’intricata vicenda. Maureen è una poliziotta italoamericana, divenuta cieca a causa della violenza di un boss della malavita albanese, che in tormentate visioni rivive le scene dei delitti con gli occhi delle vittime. Jordan, che nel frattempo ha stretto un ambiguo rapporto con l’indecifrabile e bellissima Lysa, non può che affidarsi a Maureen per cercare di scardinare la logica perversa del serial killer e spezzare la catena di delitti che insanguinano la città.           Ancora una volta Giorgio Faletti regala agli amanti del giallo una lettura che appassiona. Grande tensione, perversioni e debolezze umane sono gli ingredienti di una trama ben congeniata che si sviluppa con ritmo sullo sfondo di una città simbolo anche delle drammatiche ferite del terrorismo.