È il messaggio lanciato dai campioni della Scaligera e dai 4.000 del PalaOlimpia.
Diego Pastori, direttore sportivo a Capo d’Orlando (A2), assicura: «Se accettasse di tornare a giocare, proporrei subito un contratto a Henry Williams. Non avrei dubbi. Penserei dopo a quale, tra gli americani che ho in squadra, "tagliare"». "High fly" sembrava, veramente, aver fermato il tempo. Non era tanto diverso dal giocatore che, il 31 gennaio 1993 ebbe un impatto devastante (per gli avversari) sul campionato, con 21 punti nel secondo tempo di Glaxo-Varese al PalaOlimpia, prima tappa della sua straordinaria avventura in gialloblù. Rodolfo Rombaldoni, che fa della difesa una delle sue armi migliori, assicura: «Almeno tre volte l’ ho marcato stretto, ma lui ha messo la bomba, ugualmente, da distanze siderali: un fenomeno, come sempre». Williams, indubbiamente, ha interpretato da vero uomo spettacolo la serata. Ha realizzato una ventina di punti, miglior realizzatore del triangolare, è andato a "dare il cinque" agli spettatori, salendo sulle gradinate e girando attorno al parterre. Ma tutti hanno dato il loro contributo allo spettacolo: si sono rivisti gesti atletici d’indubbia qualità, dal gancio cielo di Gnad al rimbalzo e canestro di Schoene (46 anni magnificamente portati), dalle penetrazioni di Moretti alle triple di Keys, Bullara e Noli, dalla fisicità di Gray e Morandotti (secondo realizzatore con 17 punti) al senso del canestro di Gregorat, dalla vivacità di Brusamarello alla fantasia di Beric. Per non parlare di chi gioca ancora, in A1 come Galanda, Boscagin e Frosini (17 punti) o in A2 come Bonora, Rombaldoni e Rizzo, o in C1 come Zamberlan o in C2 come Sly Gray. Cercano di correre anche gli ultracinquantenni Brumatti e Dalipagic, accompagnano con vigore i loro chili in più Pastori e Forcato, mentre Lardo si alterna tra la panchina e il campo. Le tre partite, insomma, sono state divertenti. Franco Marcelletti, in particolare, le ha animate dalla panchina, stupendo lo speaker e tutti nel chiamare time out sul 35-31 per la sua Müller, «perchè bisogna vincere». Bonora lo guarda stranito, ma Franco detta lo schema per liberare Williams al tiro da tre. E l’esecuzione è perfetta, come ai bei tempi.
"Torniamo tutti a canestro" è un successo di pubblico (da brividi i cori per Dalla Vecchia, il capitano), di spettacolo (gradevoli anche gli intermezzi musicali e di ballo), di solidarietà (28 mila euro consegnati all’associazione A Tutto ondo). Media Event di Umberto De Amicis concretizza al meglio l’idea di Stefano Alfonsi e Toni Peterlin e coglie gli obiettivi che si era prefisso. Il più importante, oltre a quello benefico, era essere da stimolo per favorire il ritorno del grande basket. Il messaggio della gente di Verona è chiaro. La voglia di basket c’è, è grande. Tocca alla Verona economica rispondere positivamente perchè la serata di "Torniamo tutti a canestro" non rimanga il sogno di una notte di fine estate.